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Verso il piano triennale del turismo
Piattaforma di progettazione partecipata

24 - gennaio - 2012

Formazione alberghiera

Scritto da lucianoardoino | Cittadini - Genova

Vorrei che nelle scuole alberghiere il cognome di chi insegna la lingua inglese, francese, spagnola o vattelapesca, non sia Rossi, Bianchi o Verdi ma Smith, Lefevbre o Fernandez.
E vorrei che nelle scuole alberghiere inserissero settimanalmente delle ore di studio con dei professionisti che provengono dal manageriamento dell’industria turistica di tutti i settori (alberghieri, ristorativi, marketing eccetera eccetera) … naturalmente “a gratis” considerato che il beneficio poi è anche e soprattutto il loro.


4 commenti

  1. Laura Guidi - Operatori turismo - Genova

    Scritto il 26 gennaio 2012 - 19:40

    Il fatto che nelle scuole alberghiere non si insegna inglese nel modo corretto mi rimanda a un problema anni ’90. il fatto però che in effetti questo problema non sia ancora stato risolto la dice lunga su quanto sia stato in grado di internazionalizzarsi il settore turismo nel nostro territorio.
    non credo però che il problema si risolva semplicemente con gli insegnati di madre lingua (immagino che questo sia il senso del cognome …)credo invece gioverebbe di più fare in modo che le scuole alberghiere organizzino per i loro studenti un periodo di tre mesi ogni anno di tirocinio stage all’estero: ciò significherebbe in un colpo solo dare ai ragazzi l’opportunità di apprendere la lingua,fare esperienza pratica, scoprire cosa c’è fuori dal loro territorio.

  2. luciano ardoino - Seleziona - Seleziona la provincia

    Scritto il 27 gennaio 2012 - 18:38

    Ottima conclusione gentile Laura Guidi, ottima veramente.
    Ma non potrebbe essere Genova (ad esempio), la città che già nel finire dell’800 disponeva di più persone (in Italia) che quell’idioma lo conoscevano meglio e diede appunto i natali a dei gruppi di lingua inglese che lavoravano in porto?
    Pertanto quei tre e più mesi (scuole alberghiere) da passare in qualche Paese di lingua anglo-sassone per i vari tirocinii, potrebbero invero essere svolti nel capoluogo genovese se soltanto qui s’incominciasse a fare le cose che andrebbero fatte.
    E in questo caso basterebbe solo ritornare al passato.
    Certo che ci vuole del tempo, voglia e il saperlo fare e che magari il solo pensarlo può sembrare un’eclatante utopia, ma come si dice (?), pensarlo o scriverlo non costa niente, e questa cosa a Genova ha molta presa.

  3. pierot - Operatori turismo - Imperia

    Scritto il 28 gennaio 2012 - 14:23

    giusto…ma allora i vigili????nella ns. Provincia dovrebbero sostenere un serio esame linguistico prima di essere assunti,,,francese, inglese, tedesco e…saluto al cliente quando passa in macchina con targa straniera.. (chiedo troppo??)..ma queste cose chi le spiega ai signori che parlano di “vocazione turistica” quando l’unica loro vocazione si chiama…vocazione elettorale??!!!per favore…pierot

  4. luciano ardoino - Seleziona - Seleziona la provincia

    Scritto il 30 gennaio 2012 - 13:23

    @pierot

    Ecco il problema è proprio quello che dici tu!
    Quì stiamo ancora parlando e scrivendo che il “vigile” nel 2012 debba conoscere le lingue. Ma per piacere … scusa ma ‘sta volta lo dico io!
    Che il “vigile” debba sapere gli idiomi stranieri dovrebbe essere ormai diventato un obbligo. E stessa sorte per quanto riguarda la vocazione turistica”.
    40 anni fa nel riminese, ma posso fare degli esempi anche più eclatanti (Barcellona, Lione, Stoccarda, Lisbona eccetera eccetera) i turisti li mandavano a quel Paese … poi c’hanno creduto ed hanno capito che così non si fa. E questo l’hanno capito per via delle istituzioni che l’hanno insegnato (veramente insegnato e non solo detto)… e qui partono degli esempi che in quattro righe è impossibile raccontare o scrivere.
    Cordialmente

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