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Verso il piano triennale del turismo
Piattaforma di progettazione partecipata

1 - marzo - 2012

LA FORZA DELL’APPARTENENZA prima parte

Scritto da paolo bonadonna | Operatori turismo - Savona

la FORZA d3ll’AppART3N3NZA

di Paolo BONADONNA

Piccoli fatti fanno riflettere

Gli appartenenti alla nostra organizzazione ammonta, come noto, a diverse centinaia di persone.
A questi dobbiamo aggiungere il personale.
Alla medesima attenzione non sfuggirebbe, invece, lo straordinario numero di persone che si presta, senza alcun problema, a reclamizzare i luoghi i marchi di stilisti, di case di articoli sportivi, di squadre delle più diverse discipline, di enti e associazioni varie ed eventuali, dove non è sbagliato presumere che questi inconsapevoli uomini e donne immagine abbiano mai conosciuto.

Cosa induce questi comportamenti?
Perché sono rilevanti sia per le associazioni come le nostre sia per le imprese dove lavoriamo e, infine, anche per l’intera comunità?
In gioco c’è l’identità. In nome di questa, oggi come ieri, si combatte, si accoglie o si esclude, ci si mobilita, si solidarizza.

Ogni individuo è tale proprio in quanto sviluppa una propria identità, ovvero in quanto trova nel proprio percorso di sviluppo la risposta alla domanda: chi sono?
Questa risposta si divide in due parti in relazione tra loro.

Una fa riferimento all’identità personale di ciascuno di noi, risultato del costituirsi di un unicum di caratteristiche tutt’affatto speciali: risorse e tratti fisici, capacità e abilità, profilo psicologico e personalità, interessi e aspirazioni ecc.
Accanto a questa, ciascuno di noi sviluppa una complessa e multiforme identità sociale data dal percepirsi come membro di insiemi: al punto da definire la nostra individualità nei termini di quella appartenenza e di utilizzarli come base per presentarci al mondo e per entrare in relazione con esso.

Henri Tajfel, tra i primi a studiare questo fenomeno, la definisce “la consapevolezza che l’individuo ha di appartenere a un certo gruppo sociale unita al significato emotivo e valoriale che ha per lui/lei questa appartenenza”.

Quando una persona si identifica con un insieme vede il proprio destino come indissolubilmente legato a quello collettivo e vive ogni successo o fallimento del gruppo come se fossero i propri.
Tre elementi sono alla base del fenomeno l’identità personale dell’imprenditore che stiamo esaminando: e, il processo cognitivo di identificazione tra questi e uno o più gruppi target, l’identità (o forse meglio sarebbe dire l’immagine) percepita del target.

I nostri colleghi imprenditori, questi sono consapevoli di essere facenti parte del sistema e desiderano mostrare a tutti questa appartenenza, anche attraverso piccoli gesti con il logo della propria associazione di appartenenza, quando identificandosi con essa ne ricavano qualcosa di importante per sé stessi.

Sono due gli effetti positivi dell’identificazione con un gruppo.

Il primo è dato dalla soddisfazione del bisogno di autostima individuale attraverso l’associazione del proprio sé con l’identità di un gruppo ritenuto prestigioso.
Entrare a far parte di un club esclusivo, essere accettati in un’istituzione che esercita una selezione rigorosa, lavorare per un’azienda con una grande immagine e con prodotti amati dai consumatori sono tutti esempi di identificazioni positive che favoriscono l’autopromozione individuale.

Il secondo effetto è dato dalla riduzione dell’incertezza che deriva dall’inserire sé stessi e i gruppi che compongono il nostro spazio sociale in precise categorie.
Definendomi come membro di un insieme particolare posso, in altri termini, adottare i comportamenti, gli atteggiamenti, i modi di pensare e di sentire che sono prototipici di quel gruppo associativo di appartenenza. È la mia appartenenza al gruppo che definisce il mio essere nel mondo economico imprenditoriale e mi fornisce un punto di riferimento certo e particolarmente utile proprio nei momenti di grande incertezza e di cambiamento.


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