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Verso il piano triennale del turismo
Piattaforma di progettazione partecipata

1 - marzo - 2012

LA FORZA DELL’APPARTENENZA seconda parte

Scritto da paolo bonadonna | Operatori turismo - Savona

Al costo di una relativa depersonalizzazione, si guadagna sostegno e forza nell’affrontare la complessità del mondo e le difficoltà della vita.
L’ipotesi della riduzione dell’incertezza come meccanismo che favorisce l’identificazione spiega perché, proprio nel momento in cui si afferma la cosiddetta globalizzazione e si estende l’influenza di istituzioni sovranazionali, si assiste a un concorrente affermarsi di gruppi locali, fortemente radicati in territori circoscritti, portatori di una visione chiara e convincente, proprio in quanto estremamente semplificata e ideologica.

Al prototipo cognitivo, emotivo e comportamentale di questi gruppi gli individui si affidano per avere una chiave di interpretazione della complessità e per difendere la propria identità, se non la propria stessa vita, che si sente minacciata da cambiamenti che da soli non si riesce a comprendere e tantomeno a dominare. Sempre questo meccanismo basato sulla categorizzazione e la riduzione della complessità spiegherebbe, meglio del meccanismo illustrato in precedenza basato sull’autostima, alle relazioni con gli altri membri dell’associazione, ai gruppi diversi dal nostro e al mondo intero.

È come se i pezzi del puzzle, complesso al limite dell’impossibile, che è la vita personale sociale e associativa di ciascuno di noi trovassero finalmente e definitivamente una collocazione coerente e illuminante.
Una prospettiva, questa, particolarmente allettante soprattutto per persone con bassi livelli di autoefficacia e autostima, portate a dubitare della propria capacità individuale di capire e agire.

Dagli esempi fatti risulta poi chiara un’altra cosa.

Che i prototipi di associazioni o organizzazioni che meglio si prestano a ridurre l’incertezza sono quelli semplici, molto focalizzati, chiari e totalmente condivisi da tutti i membri del gruppo o dell’organizzazione associativa.
E questa è una cattiva notizia per istituzioni complesse e pluraliste o come una grande azienda o un grande paese come l’Italia.
Per questo tipo di organizzazioni, penalizzate da questo punto di vista anche dalle dimensioni elevate e quindi dalla presenza al proprio interno di una pluralità di sottogruppi con identità diverse (su questo punto interessante torneremo più avanti), cristallizzare un prototipo di modelli cognitivi, emotivi e comportamentali chiari, ben definiti, semplici e ai quali per i singoli risulti facile aderire è cosa molto problematica.

Eppure è lì che dobbiamo almeno provare a tendere se vogliamo favorire i processi di identificazione anche verso questo tipo di associazioni vaste e complesse. Occorre fare ogni sforzo nella direzione di definire comunque un nucleo di valori e norme, sufficientemente stabile, negoziato tra tutte le parti rilevanti e da tutte queste sufficientemente accettato, comunicabile in modo chiaro perché dotato di un buon grado di coerenza interna.
Tutte le volte che ci allontaniamo da questo obiettivo, che arretriamo rispetto alla possibilità di costruire e mantenere istituzioni associative con una immagine “forte” (magari perché indulgiamo nella distruzione cinica di ogni minimo segno di distinzione e di unitarietà) allontaniamo le persone, le quali non trovano più nell’identificazione con la propria organizzazione di appartenenza uno strumento di riduzione della complessità e di protezione/promozione del proprio senso individuale in rapporto al mondo ecomico.

Anche i processi di cambiamento comportano questo rischio perché sfidando lo status quo mettono a rischio l’identità precedente dell’organizzazione e suscitano resistenze in coloro che a quell’identità erano legati perché ne traevano motivo di aumento della propria autostima e di guida nella definizione dei propri ideali e dei propri comportamenti.

I momenti di trasformazione sono critici anche perché comportano una ridefinizione dell’identità alla quale deve corrispondere un nuovo processo di identificazione da parte del maggior numero di soggetti, il cui consenso e la cui coesione sono necessari proprio per portare a buon fine il cambiamento.

I leader che si trovano in questa situazione, piuttosto comune data la velocità con la quale tutto sembra cambiare nella società e nell’economia, dovrebbero quindi prestare una particolare attenzione a questi processi e preoccuparsi di trovare una sintesi credibile tra vecchia e nuova identità, tra distintività e inclusività, tra gli imprenditori e i diversi livelli ai quali questi possono essere e sentirsi aggregati.

Per farlo devono conoscere i fattori che rendono la propria organizzazione/asociazione un target rispetto al quale è più facile che scatti l’identificazione.


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