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Verso il piano triennale del turismo
Piattaforma di progettazione partecipata

19 - marzo - 2012

Dei minimi e dei massimi

Scritto da Europa 1923 | Operatori turismo - Imperia

Guardando le offerte lampo di booking sono stato colto da un senso di grande sconforto: non é Sanremo, nè la Liguria, ma l’intero territorio Nazionale.
Viareggio buon quattro stelle camera doppia a 34,15 €
Milano buon quattro stelle in centro doppia a 64,00 €
E sappiamo che su booking i prezzi sono a camera, lordo commissioni, lordo iva.
Siamo alla Caporetto del settore alberghiero, ci siamo ficcati da soli in questo pasticcio e non so come ne usciremo.

Sono convinto che dovrebbero esistere, come un tempo, degli equilibri tra il prezzo minimo applicabile ( gruppi inclusi ) e il prezzo massimo.

Quella che un tempo veniva vissuta, forse, come un’insopportabile limitazione della libertà imprenditoriale era invece una clausola di salvaguardia molto forte del mercato.

Anni sfrenati di Yeld Management, dopo benefici effimeri, ci hanno portato allo stato attuale: abbiamo inconsapevolmente educato generazioni di turisti a focalizzarsi sul prezzo pagato.

Tutti i motori turistici sono strutturati intorno al concetto di prezzo più che intorno al concetto di vacanza ed é chiaro che più la domanda é sensibile al prezzo più risente della crisi.

Questo se da un lato ha portato ad un allargamento della domanda, lentamente ha finito per erodere anche propensione alla spesa delle fasce più alte della domanda come era giusto che accadesse.

D’altronde se una persona gira in Ferrari ed entra dal panetterie si aspetta di pagare il pane lo stesso prezzo di quello che gira in bicicletta: perchè di grazia dovrebbe essere diverso per gli alberghi ?

Rivolgo questa domanda ai colleghi:
Secondo voi il ritorno di un limite ( magari progressivo ) alle politiche di discriminazione dei prezzi potrebbe portare a maggiori benefici sul lungo periodo ?

Ho anche un’altra domanda: ha ancora senso includere in questo processo di svalutazione i servizi con una maggiore incidenza di costi varibili quali colazioni e pasti ?

Una piccola divagazione tecnica.
La domanda turistica é regolata da due grandi vincoli al consumo: il tempo disponibile per la vacanza e la disponibilità economica per la vacanza.
Il consumatore sceglie una vacanza sulla base del prezzo complessivo della vacanza, non dei singoli servizi.
In teoria quindi una riduzione del prezzo di una classe di prodotti turistici non si traduce necessariamente in un aumento della domanda se ad esempio tutti gli altri servizi turistici aumentano di prezzo.
Inoltre il prezzo non incide sul tempo disponibile, anzi dobbiamo considerare che il più delle volte disponibilità di tempo e di budget sono inversamente proporzionali.
Seguendo questi principi la soluzione più ovvia sarebbe:
1 ) rendere i prezzi di vendita maggiormente proprozionali alla durata del soggiorno ( questo anche coerentemente con il concetto di RevPar)
2 ) aumentare la competitività e la gamma dei servizi accessori rispetto al solo pernottamento in modo da intercettare parte del budget previsto per altri servizi.
3 ) supponendo che, mentalmente, i servizi venduti insieme vengano considerati dal consumatore come un unico servizio in teoria la propensione alla spesa per il singolo servizio potrebbe essere differente alla propensione alla spesa per la somma di servizi.

Ovviamente le singole imprese possono agire su questi fronti, in teoria spetta ad altri soggetti agire sul processo che sta a monte di tutto ciò: la scelta del tipo di vacanza e sulle motivazioni al viaggio.
Le leve per agire su questi fattori sono: la qualità dell’ambiente, i collegamenti ecc.

P.S.
Con la proporzionalità ci sono due strade alternative, fissare un prezzo differente in base ai giorni della settimana, introdurre promozioni proporzionali alla durata complessiva del soggiorno.
Sebbene nei grandi centri prevalga il primo metodo, ritengo che per il turismo di fermata sia preferibile il secondo.


Un commento

  1. livingreenhills - -

    Scritto il 8 maggio 2012 - 13:01

    Io direi che non e’ la Liguria in se ma la qualita’ che si riesce a servire,purtroppo nonostante ci sono stati negli anni investimenti da parte della regione nel settore turismo, ma la qualita’ per colpa di molti nel non ristrutturare o aggiornarsi ed investire,hanno mantenuto perle come le 5 Terre,ma fatto decadere,purtroppo,tante altre zone di questa regione.
    Io non piangerei,direi che si ha comunque molto da offrire in termini agroalimentari ed enologici tipici e paesaggistici nonche climatici,basti pensare alla Costa Azzura che non ha da offrire piu di noi,(e’ solo percezione pubblicitaria) eppure ha un turismo di qualita’ che permette un prezzo non sempre abbordabile
    http://livingreenhills.blogspot.it/

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